Storia e mito di Ezzelino III

Qualunque pazzo può fare la Storia.
Ma occorre un genio per scriverla.

Sul colle che non surge molt’alto, e su cui nacque, tremenda facella, Ezzelino da Romano, v’era un castello e «per natura e per arte quasi inespugnabile; perchè la collina a levante, a mezzodì, e a ponente è molto ripida e malagevole da salirsi. Avea figura quadrangolare con doppio recinto di grosse mura, e l’esterno, oltre alcune torricelle, aveva a mezzodì uno sporto ad angolo acuto fornito di un forte baluardo. Dentro il secondo cerchio poi sorgeva il palazzo oltre a una ragguardevole torre, della quale ancora si veggono le fondamenta». (così scriveva Giambattista Verci nella sua Storia degli Ecelini. Era il 1779).

Si racconta che quella fortissima rocca venne distrutta appena morto Ezzelino.

Così la mano cancella e i segni si smarriscono, la memoria si annebbia e l’uomo dimentica. La storia inizia con i segni che si possono interpretare. Ma interpretare i segni, non è già trasformare la storia in ideologia?

Forse cancellati i segni e annebbiata la memoria si può scrivere una nuova storia, sopra la precedente.

Sopra le rovine del Castello di Ezzelino venne costruita la chiesa parrocchiale di Romano.

Scrive Ottone Brentari «Sotto a quella chiesa c’è una caverna, in cui è rinchiusa l’anima di Ezzelino, custodita da due demoni: e davanti quella caverna qualche volta si vede ardere un lumicino, che non è poi altro che l’anima suddetta. Lì sotto, in altre profonde caverne (piene delle ossa dei suoi martiri, e di quelle dei soldati venuti ad assediare il castello), egli gira di notte accompagnato da torce. Qualche volta i due diavoli lo lasciano uscire; ma prima sogliono avere la precauzione di cavargli la lingua, gli occhi e le unghie». (Ezzelino da Romano nella mente del popolo e nella poesia. 1888).

Con la collaborazione dell’Associazione Storico Culturale L’Arme le Dame i Cavalieri e la consulenza storica del Centro Studi Ezzelino da Romano, anche ques’anno il Colle Bastìa torna ad offrire qualche traccia di quel passato che è stato cancellato, riscritto e coperto dalle fole dei bifolchi.

Il passato grande e funesto di Ezzelino iii da Romano. Perché i segni di questa storia forse, sono che cicatrici, rimarginate certo eppure ancora visibili, nella memoria della gente di Romano.

O forse, sono tutte leggende.

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